IL PRISMA

ASSOCIAZIONE per bambini e ragazzi con disturbi nell'età Evolutiva

Spesso quando si parla di autismo si fa riferimento principalmente ai comportamenti problema, ai deficit nel linguaggio e nell’interazione sociale. Sebbene tutte queste caratteristiche si riscontrino quotidianamente nelle persone con disturbo dello spettro autistico, risulta di fondamentale importanza porre maggiore attenzione anche al modo in cui questi individui percepiscono e fanno esperienza del mondo attraverso i sensi.


Questo aspetto così importante delle tipologie di disfunzioni sensoriali che Olga Bogdashina, professionista nel campo dell’autismo e madre di un bambino autistico, preferisce sostituire con l’espressione “tipologie di esperienze sensoriali”, è stato spesso trascurato ed escluso dai criteri diagnostici del DSM-IV (manuale  diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Ma negli ultimi anni è stato fatto un passo avanti in questo senso e nella nuova versione del suddetto manuale (DSM-V) l’aspetto della sensorialità è stato inserito all’interno del secondo gruppo di criteri diagnostici dello spettro autistico (criterio B. Pattern di comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitivo) e viene così descritto:


Iper-reattività e/o Ipo-reattività agli stimoli sensoriali o interessi inusuali rispetto a certi aspetti dell’ambiente: apparente indifferenza al caldo/freddo/dolore, risposta avversa a suoni o tessuti specifici, eccessivo odorare o toccare gli oggetti, fascinazione verso luci o oggetti roteanti.”


È fondamentale considerare attentamente il ruolo cruciale che riveste l’aspetto della sensorialità nell’autismo, in quanto alla base dei comportamenti problematici frequentemente riscontrati negli autistici sono state riconosciute non solo cause psicologiche ma anche cause biologiche e ambientali, tra cui proprio disturbi e alterazioni della percezione sensoriale. Infatti, secondo Delacato ed altri studiosi, un’esperienza sensoriale anomala è una caratteristica di primaria importanza per spiegare i sintomi di base dell’autismo.

Delle percezioni anomale possono dunque scatenare dei livelli elevati di ansia, che a loro volta conducono a comportamenti ossessivi o compulsivi, rendendo quindi i criteri diagnostici più comunemente accettati soltanto dei problemi secondari connessi allo sviluppo sensoriale.


Delacato nel 1974 definì l’autismo come una disfunzione sensoriale e Bob Morris parla di un differente insieme di SPATS (Sensi, Percezioni, Abilità e Sistemi di pensiero), “che non rientrano nello stesso intervallo spettrale di quelle degli individui neurotipici”.

I disturbi della sensorialità nell’autismo toccano tutti i sistemi sensoriali: vista, udito, tatto, olfatto, gusto, sistema propriocettivo (fornisce la consapevolezza del nostro corpo e della posizione di esso) e sistema vestibolare (la percezione del movimento, dell’equilibrio del nostro corpo). Carl Delacato tentò di descrivere i problemi sensoriali che possono caratterizzare gli autistici e, in questo senso, classificò ciascun canale sensoriale come:


- iper: il canale sensoriale è troppo aperto e la soglia di attivazione di tale canale potrebbe essere troppo bassa, per cui anche un input di lieve entità può attivarlo, causando un sovraccarico di informazioni sensoriali da gestire per il cervello.

- ipo: il canale non è sufficientemente aperto, di conseguenza entrano troppo poche informazioni e il cervello si trova in uno stato di deprivazione.

-“rumore bianco”: il canale crea da sé uno stimolo a causa del suo imperfetto funzionamento, e così accade che il messaggio proveniente dal mondo esterno è sovrastato dal rumore interno al sistema. In questo specifico caso è come se il bambino con autismo percepisse costantemente un rumore/brusio di fondo e fosse distratto da questa interferenza che viene dall’interno.


Rispetto all’ipersensibilità, questa può tradursi in diversi modi nei differenti sistemi sensoriali come ad esempio in un’ipervista, così alcune persone possono avere una vista troppo acuta rispetto alla norma. Temple Grandin, un’autistica ad alto funzionamento, riporta che l’illuminazione fluorescente può causare gravi problemi a molte persone autistiche, perché queste possono vedere uno sfarfallio a sessanta cicli; a questo proposito, alcuni bambini autistici spesso si lamentano perché vedono volare delle farfalle nell’aria (riferendosi a delle particelle nell’aria), la loro vista potrebbe essere talmente ipersensibile che le “farfalle” diventano uno sfondo, mentre il resto dell’immagine svanisce completamente.


Anche l’iperudito è frequentemente segnalato nella popolazione autistica. Temple Grandin riferisce che da piccola era ipersensibile ai rumori forti e che questi per lei erano dolorosi come il trapano di un dentista che tocca il nervo, le facevano veramente male. Solitamente i suoni più disturbanti per gli autistici sono quelli acuti e striduli. Spesso notiamo che i bambini con iperudito si coprono le orecchie quando il rumore per loro è veramente doloroso, anche se altre persone che si trovano nella stessa stanza possono non accorgersi affatto di alcun rumore esagerato.


Molto comune negli autistici è inoltre l’ipertatto. Molti bambini infatti rifiutano di indossare determinati indumenti, non tollerando il contatto con la pelle. Tale alterazione può dar luogo a sensazioni davvero opprimenti e per questo anche il più lieve tocco può causare loro un attacco di panico.

“Mi sembra di avere le orecchie molto sensibili, gli occhi e la pelle. Alcuni rumori decisamente fanno “male” alle mie orecchie e certe luci fanno “male” ai miei occhi” (Wendy Lawson)


Per quanto riguarda il versante dell’iposensibilità, spesso incontriamo persone autistiche che, per tornare a percepire il mondo esterno e quindi ripristinare un flusso di informazioni verso il proprio sistema nervoso, agitano le mani davanti agli occhi, si dondolano avanti e indietro, emettono suoni strani o si colpiscono la testa con la mano. Questi individui semplicemente ricercano delle stimolazioni, procurandosele autonomamente. Possiamo perciò vedere bambini che fissano a lungo il sole, che “cercano suoni” (poggiando l’orecchio su dispositivi elettronici ad esempio), che mettono in bocca e annusano tutto ciò che trovano, e che cercano ogni genere di movimento.

"I miei sensi a volte possono diventare opachi al punto che non posso chiaramente vedere o sentire, e il mondo intorno a me apparentemente cessa di esistere ..." (Hawthorne)


Ogni persona con autismo ha un proprio livello soglia di eccitabilità per ciascun senso e tali livelli possono essere misti; per cui potrebbe capitarci di vedere un bambino che batte ripetutamente la testa contro il muro, incurante del dolore, mentre un leggero tocco della spalla, per lui inaspettato, può farlo saltare dalla paura (questo potrebbe essere iposensibile a livello di sistema propriocettivo e ipersensibile al tatto).

“Imparare come funzionano i sensi di ogni singola persona con autismo è una chiave fondamentale per capire questa persona.” (O’Neil).


I professionisti che quotidianamente lavorano con persone aventi un disturbo dello spettro autistico, osservano e riportano quanto il loro caratteristico modo di percepire gli stimoli sensoriali (che come abbiamo visto si può tradurre in un’ipersensibilità e/o in un’iposensibilità) influenzi questi individui in ogni aspetto della loro vita e può ostacolare i normali processi di apprendimento.

Bambini e ragazzi che non sono abbastanza protetti dal punto di vista sensoriale, e che devono perciò costantemente preoccuparsi che il loro sistema nervoso centrale smetta di funzionare, non sono di certo nelle condizioni di apprendere compiti difficili e affrontare ulteriori sfide.

È necessario quindi provvedere ad un adattamento dell’ambiente sensoriale per queste persone, affinché possano essere messe nella migliore condizione possibile per apprendere e sviluppare le loro potenzialità. Perciò, se sappiamo che un bambino è iper e/o ipo sensibile ad alcuni tipi di luce, si procederà apportando le dovute modifiche alla stanza in cui il bambino passa più tempo, mettendo ad esempio delle tende molto spesse che non fanno entrare la luce del sole per evitare che sia disturbato e/o attratto dal riflesso di questa sui muri della stanza.


A questo proposito, per concludere, vengono di seguito riportati dei brevi frammenti tratti da Il mio e il loro autismo in cui Donna Williams, un’autistica ad alto funzionamento, descrive il suo ambiente educativo ideale:


Il mio ambiente educativo ideale sarebbe un ambiente con una stanza con eco e luce riflessa molto ridotte, un’illuminazione lieve e diffusa, proiettata verso l’alto piuttosto che verso il basso…sarebbe un ambiente che tenga conto del canale unico e dell’ipersensibilità percettiva, e del sovraccarico di informazioni e non assuma la realtà percettiva, sensoriale, cognitiva, emotiva o sociale dell’insegnante come l’unica esistente…

Vi sono molte cose che le persone con autismo spesso tentano di evitare: controllo esterno, disordine, caos, rumore, luce forte, contatto, essere guardati o costretti a guardare. Sfortunatamente gli ambienti educativi sono per la maggior parte molto affezionati a quegli stessi elementi che più ci ripugnano (Williams D. 1996).


Dr.ssa in Psicologia Sara Mancini


Bibliografia


Bogdashina O., (2011) “Le percezioni sensoriali nell’autismo e nella sindrome di Asperger”. Uovonero.


Grandin T., (2006) “Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita di autistica”. Erickson.


Williams D., (1998) “Il mio e il loro autismo. Itinerario tra le ombre e i colori dell’ultima frontiera”. Armando Editore.