IL PRISMA

ASSOCIAZIONE per bambini e ragazzi con disturbi nell'età Evolutiva


Il Disturbo Autistico o Autismo Infantile, fa parte dei cosidetti Disturbi Generalizzati dello Sviluppo. Si parla anche comunemente di “spettro autistico” per sottolineare il fatto che, accanto al Disturbo Autistico propriamente detto, vi sono molte forme sfumate, parzialmente diverse per età di insorgenza o gravità dei sintomi.

L’esordio dei sintomi dell’autismo infantile si verifica per definizione entro il terzo anno di vita e quasi sempre le anomalie di sviluppo si osservano fin dai primi mesi. Ad esempio: preso in braccio, il bambino sembra non rispondere all’abbraccio; ha difficoltà ad attaccarsi al seno per allattare; il sonno può essere discontinuo, con risvegli frequenti e lunghi periodi di insonnia (Celi, 2002).

Le caratteristiche tipiche e fondamentali dell’autismo possono essere così  riassunte:

- evidente compromissione dell’interazione sociale (il bambino non guarda negli occhi l’altro,  non interagisce verbalmente, non ha con i coetanei relazioni adeguate alla sua età, non sembra condividere con gli altri gioie, dolori, emozioni);

-  incapacità di giocare, almeno nella comune accezione del termine: nessun gioco simbolico  (Thorp, Stahmer e Schreibman, 2000), di simulazione o di imitazione sociale;

- comportamenti ripetitivi, stereotipati, a volte autolesionisti, rigidi e manierati; oppure un particolare attaccamento a una cosa inanimata, o a un interesse bizzarro e  difficile da spiegare per gli aspetti non funzionali di un oggetto come l’odore o il sapore  (Celi, 2002);

- evidente compromissione (o assenza) del linguaggio con manifestazioni ecolaliche, cadenza cantilenante e un impiego molto stereotipato e ripetitivo.

 Si trova  spesso, nell’anamnesi di questi bambini, la rosolia materna durante la gravidanza o convulsioni nei primi mesi di vita; si riscontrano con frequenza anomalie neurobiologiche come la persistenza di riflessi primitivi, segni neurologici lievi, positività varie all’elettroencefalogramma, alla Tomografia Assiale Computerizzata e alla Risonanza Magnetica. La ricerca in questi campi evidenzia sempre più  problemi legati a generali condizioni negative neonatali e ostetriche e associazioni con patologie specifiche quali la fenilchetonuria, la sclerosi tuberosa, la sindrome dell’X fragile ( Kau e coll., 2001; Surian, 2001). L’ evidenza scientifica, a favore dell’ipotesi genetica tra le concause, dimostra che un disturbo autistico raramente si riscontra in fratelli o gemelli dizigoti, mentre i gemelli monozigoti hanno maggiori probabilità di presentare entrambi tale sindrome (Piven e Folstein, 1994).

I bambini autistici percepiscono e vivono il mondo esterno con una peculiare modalità: essi non distinguono tra la propria mente e quella altrui, ossia non hanno una Teoria della Mente (U. Frith, 1991). Ciò implica che non riescono a concepire che un’altra persona possa non sapere ciò che sanno loro, neppure seguono lo sguardo degli altri o un dito che indica qualcosa.  Mentre noi viviamo in un mondo fatto di tu ed io,  i bambini autistici vivono esclusivamente nel mondo dell’io. Intere categorie di verbi sono assenti, quelli che attribuiscono uno stato d’animo o un processo mentale a un’altra persona: credere, sapere, pensare…E quando un bambino non riesce a comprendere che un’altra persona possa agire in base a motivi diversi dai suoi, scompare anche un altro concetto, quello dell’inganno.

A queste caratteristiche si associa una difficoltà a cogliere gli aspetti generali di una situazione mentre  è marcata la tendenza ad analizzarne i singoli dettagli (teoria della coerenza centrale).

Ciò spiega ad esempio le “isole di genialità” in questi bambini. Spesso, infatti, si riscontra in essi una memoria sorprendente o una straordinaria abilità nella costruzione dei disegni coi cubi, al contrario, presentano  deficit nelle prove di comprensione o riordinamento di storie figurate.

Un’altra caratteristica riguarda la motricità: sono presenti, infatti, stereotipie e gesti ripetitivi senza apparente finalità. Tali comportamenti possono essere  a carattere autolesionista (il bambino si provoca evidenti lesioni a suo carico) o non autolesivo.

I primi sembrano assolvere alla necessità di ricerca di forti stimoli sensoriali  non  interpretati come nocivi a causa della ridotta sensibilità al dolore, ma spesso sono da interpretare quali modalità di comunicazione del bambino stesso.

Il loro linguaggio è tipicamente idiosincratico, vale a dire caratterizzato da espressioni strane e bizzarre apparentemente non collegate al contesto nel quale avviene l’interazione verbale. Viene definito idiosincratico, perché si tratta di parole che il soggetto può aver associato a contesti o esperienze passate e che usa senza preoccuparsi della comprensione da parte dell’interlocutore.

E’ ecolalico, ovvero caratterizzato da ripetizione di forme verbali appena udite o conosciute. Mentre  in passato questa veniva considerata una forma ossessiva di stimolazione fine a se stessa, attualmente se ne studiano le potenzialità. Si è visto, ad esempio, che un simile atteggiamento si presenta quando il soggetto non comprende il significato di una frase, o è   sottoposto a un carico eccessivo di informazioni verbali.

Per concludere, altre due caratteristiche dei bambini autistici sono la comprensione letterale e l’iperrealismo che fanno si che gli stessi non tengano conto delle intenzioni comunicative dell’interlocutore se non direttamente espresse e dunque interpretano il tutto in maniera eccessivamente aderente a quello che appare.

Di seguito vengono riportate alcune indicazioni che, allo stato attuale, sembrano rivelarsi dei buoni suggerimenti, da più fonti, per quelle famiglie che vivono la loro quotidianità con un bambino autistico:

  1. La conoscenza è sempre una via importante da seguire: internet potrebbe rappresentare uno dei modi più rapidi per avere informazioni sull’autismo. Ma vi sono anche i libri, molti su storie di vita vere, e riviste specializzate nel settore;
  1. Un intervento precoce nei confronti del bambino, con un piano terapeutico individualizzato è essenziale per poter consentire allo stesso di lavorare su tutte le aree di sviluppo (cognitiva, verbale, percezione, imitazione, motricità fine e grezza e comunicazione, del comportamento, della socializzazione) e in  tutti i suoi ambienti di vita (casa, scuola, ambulatorio);
  1. Incontri di Parent Training volti all’acquisizione di informazioni e strumenti  specifici, potrebbero agevolare nella gestione, relazione e cura del proprio figlio;
  1. Un eventuale confronto con altri genitori che vivono la stessa esperienza, in situazioni di gruppo, potrebbe arricchire le riflessioni sui limiti e le opportunità intrinseche alla loro peculiare esperienza;
  2. Il ricorso al sostegno psicologico per alcune coppie potrebbe rappresentare una risorsa per affrontare i vissuti attivati dalla nascita e dalla vita acanto ad un bambino autistico, sia come genitori, sia come coppia che, come individui.

A cura della Dr.sa Tatiana Quarta